I popoli indigeni come custodi ambientali – A colloquio con Laura Terzani

Mercoledì 6 aprile

Laura Terzani, advocacy officer e attivista di Survival International, è stata l’ospite della videointervista di Mercoledì 6 Aprile 2022. Survival International è il movimento mondiale per i popoli indigeni, nato a Londra nel 1969 con lo scopo di difendere le vite dei popoli nativi e tribali, proteggere le loro terre e permettergli di determinare autonomamente il proprio futuro. L’attività principale di questa organizzazione è perciò quella di advocacy e di cambiamento dell’opinione pubblica per prevenire ogni forma di ingiustizia praticata contro questi popoli. 

«L’idea è che i popoli indigeni non hanno bisogno di progetti sul campo, ma hanno bisogno di sostegno per la difesa dei loro diritti umani fondamentali».

In questa intervista abbiamo parlato del significato della campagna di decolonizzazione della conservazione dell’ambiente che Survival International ha lanciato nel 2014. Questo progetto prevede un ripensamento dei ruoli che attualmente ricoprono gli attori della conservazione:

«Per decolonizzare la conservazione dobbiamo prima decolonizzare noi stessi e la nostra visione della natura. La realtà è che nel nome della conservazione ambientale vengono commessi abusi dei diritti umani: sfratti, torture, arresti, omicidi, stupri.»

È il caso del modello di conservazione “fortezza” di cui Laura ci ha parlato: si sceglie un’area altamente ricca di biodiversità, la si isola per proteggerla con una recinzione e si impedisce a chiunque di entrarvi – in alcuni casi anche sparandogli a vista – ed inoltre vengono cacciate le persone che in quell’area vivono da sempre. Questi popoli sfrattati vengono separati dal loro ambiente con la forza e non possono più accedervi per procurarsi il necessario per vivere né per svolgere alcuna attività di sussistenza; al contrario nello stesso luogo vengono promosse attività come il turismo o la caccia da trofeo. Inoltre, la protezione di queste aree è affidata a un controllo di tipo militare che fa spesso ricorso alla violenza e che, il più delle volte, rimane impunito .

L’atteggiamento di ostentata superiorità culturale del mondo cosiddetto “civilizzato”, che è stato alla base dell’espansione coloniale, sopravvive tutt’oggi in provvedimenti e progetti politici come quello che Survival International definisce la “Grande Bugia Verde”, cioè un modello ipocrita e contraddittorio di conservazione ispirato a quello che portò alla creazione dei primi Parchi Nazionali del mondo, realizzati nelle terre sottratte ai nativi americani

«Dobbiamo decolonizzare anche le azioni per il clima e per l’ambiente: spesso non ci accorgiamo che siamo noi la causa maggiore dei cambiamenti climatici e ci vengono proposte delle soluzioni che in realtà non vanno ad intaccare le reali cause e i reali responsabili». 

L’intenzione è di trasformare il 30% del pianeta in aree protette per far fronte al cambiamento climatico, una proposta che mira a promuovere in Africa, Asia e Sud America modelli simili a quello della conservazione “fortezza” e con essi le loro ingiustizie e violenze. Si stima che questa soluzione impatterebbe sulla vita di almeno 300 milioni di persone, cioè «[…] popolazioni che non hanno assolutamente alcuna responsabilità nei confronti dei cambiamenti climatici e della perdita di biodiversità. Chi lo sta proponendo? I governi, le grandi aziende, le imprese più inquinanti al mondo, le ONG della conservazione. L’obiettivo, in realtà, di queste organizzazioni è quello di continuare a inquinare e a produrre senza cambiare modello di sviluppo pensando di compensare le emissioni attraverso la creazione di aree protette e risultare, di fronte all’opinione pubblica,  comunque “verdi”». È la logica del cosiddetto “greenwashing”. 

Questa proposta doveva essere discussa alla COP15 di Ginevra, un «incontro tenuto a metà Marzo ma passato nell’ombra». Ciononostante, la determinata opposizione di Survival International – espressa tramite manifestazioni e appelli – ha fatto sì che si accendessero i riflettori su questo tema e non venisse presa una decisione finale: la discussione è stata infatti rimandata all’incontro della Conferenza delle Parti di Giugno a Nairobi. Il pericolo rimane, ma c’è più tempo ora per sensibilizzare a questo tema un maggior numero di persone. 

Durante la serata, Laura ha anche condiviso con noi molte testimonianze dei popoli nativi e della loro cultura: in alcuni video abbiamo sentito dalla viva voce degli stessi indigeni il racconto degli abusi subiti e abbiamo visto immagini meravigliose che descrivono la loro grande cultura e le loro profonde conoscenze.

La biodiversità umana, l’ecologia dei popoli indigeni e il loro supporto ai governi che li proteggono: questi e altri temi sono emersi durante l’intervista attraverso il racconto delle caratteristiche e delle attività che svolgono alcune di queste popolazioni.

Survival International fornisce un sostegno molto importante alla causa dei popoli nativi e la sua azione ha bisogno del coinvolgimento di molte realtà della società civile

[1] Con il termine advocacy si intende il supporto attivo e la promozione di una determinata causa presso la pubblica opinione.

[2] Neologismo inglese che generalmente viene tradotto come ambientalismo di facciata: indica la strategia di comunicazione finalizzata a costruire un’immagine di sé ingannevolmente positiva sotto il profilo dell’impatto ambientale, allo scopo di distogliere l’attenzione dagli effetti negativi per l’ambiente dovuti alle proprie attività o ai propri prodotti.

NOTA

A questo link è possibile seguire la campagna per la decolonizzazione della conservazione dell’ambiente: https://www.survival.it/conservazione 

Il testo virgolettato non riproduce parola per parola quanto detto da Laura Terzani, anzi, pur restando il più fedele possibile al contenuto originale, adatta il parlato alle norme e alla logica dello scritto.